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Ci può essere un rapporto tra l’urbanistica – disciplina fatta di analisi descrittive del territorio, di indici e parametri frutto spesso di lunghi calcoli, di regole scritte e di tavole esplicative che il territorio stesso illustrano, ma che sono spesso incomprensibili al profano – e i colori?

Forse sì, se si guarda al sostanziale miglioramento della comprensibilità dei segni che compaiono sulle carte e che rappresentano lo stato del suolo: rilievi, corsi e specchi d’acqua, campi coltivati o semplici prati, strade e linee ferroviarie e, soprattutto case, fabbriche, uffici e centri commerciali. Perché, con la comparsa sul mercato, vent’anni fa, dei computer e dei plotter, alla secca e algida grafia in bianco e nero delle linee e delle campiture che venivano riportate manualmente sulle carte, con l’applicazione di retini autoadesivi, si è a poco a poco sostituita la ridondanza di colori che ora permettono a tutti di distinguere la natura dagli insediamenti, i fiumi dalle cime dei monti e, soprattutto, con diversa intensità della colorazione, la densità costruttiva consentita nell’edificazione.

Ma i piani urbanistici possono andare anche più in là, suggerendo (o imponendo) come poi dovrà essere colorata la facciata degli edifici, da restaurare, da ristrutturare o da costruire ex novo. Certo, il rischio è di imporre a tavolino un cromatismo che solo dal vero può essere apprezzato (oppure apparire sgradevole). E ancora una volta suppliscono le tecnologie contemporanee, sempre più sofisticale, che ci permettono di costruire virtualmente, sullo schermo o sulla carta, una casa, un quartiere, una città intera, con software sempre più raffinati e precisi. Tanto che oggigiorno la distinzione tra vero e digitale è impercettibile, come nei film, che sempre più si avvalgono di queste nuove tecniche di rappresentazione, per risultare iperrealistici.

Anche se deve essere la capacità di immaginazione dell’architetto ad anticipare l’effetto finale: il colore lo deve avere nella testa.

Riccardo Bedrone
Ex Presidente dell’Ordine degli architetti PPC di Torino

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