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Dott.ssa Grazia SodaGrazia Soda. Psicologa clinica, Psicoterapeuta, Color Designer. 30 anni di esperienza nella comprensione di esigenze altrui. Una vita decisamente ‘a colori’ che continua ad affascinarla? Da dove nasce questa passione per il colore?

Si, lavorativamente parlando la mia vita è intensa, variegata e sempre in trasformazione come la tavolozza di un pittore.
Quando ero bambina facevo un gioco: guardavo un ambiente e, chiudendo gli occhi, lo dipingevo nella mia mente con il colore; il mio sogno era quello di riaprirli e di vederlo trasformato.


L’iter progettuale, il significato dei colori, la natura e le esigenze umane.
Come riesce a combinarli nel suo lavoro?

Usando le une, il progetto e gli effetti dei colori, per soddisfare le naturali esigenze emotive dell’essere umano. Il colore è un eccellente veicolo di emozioni, anzi è esso stesso intrinsecamente emozione pura. Qual miglior cibo per il benessere psicofisico?

Ha degli elementi basilari / punti cardine a cui si riferisce nel suo lavoro come progettista psico-cromatica?

Il punto principale è sempre quello di sintonizzarmi con i bisogni della committenza, anche e soprattutto con quelli non riconosciuti e, quindi, non espressi. Spesso chi chiede il mio intervento non sa esattamente cosa vuole ottenere; talvolta ha delle idee ben precise, di cui ignora però gli effetti, altre lascia “carta bianca”, invito a nozze, quest’ultimo, per molti progettisti. Ecco, la specificità del mio approccio non consiste nello scatenare la mia creatività, ma nel guidare il mandatario a focalizzare ciò di cui ha bisogno, proponendo poi una “risposta” cromatica, frutto di competenze tecniche e di desiderio di orientare al benessere.

Diversi contesti, diversi colori. Quali sono le richieste attuali più rilevanti?

Scuole, ospedali, luoghi di lavoro ed anche ambienti di pubblica amministrazione.

Il significato sociologico del colore. Il colore si impone ed è protagonista nella continua richiesta di ‘umanizzazione degli ambienti di vita’. Come interpreta questo trend sempre più insistente?

Finalmente anche in Italia si sta culturalmente realizzando l’ aspetto del mio sogno al quale più tenevo: l’umanizzazione gli ambienti pubblici, che io sento come una sorta di dovere/piacere etico e sociale per offrire un valore aggiunto. A basso costo dico io, perché quando si deve ritinteggiare anche solo per ordinaria manutenzione, mano d’opera e prodotti vanno comunque corrisposti e ciò che può fare la differenza è il “semplice” pensiero progettuale.

Nella sua carriera ha lavorato per diverse tipologie di strutture. Ce ne menziona qualcuna?

Per quanto riguarda la il mio percorso lavorativo devo ammettere che non mi sono fatta mancare nulla! Ho iniziato a lavorare in un asilo nido a Novara, successivamente in due scuole elementari, per proseguire nelle scuole superiori.
Da lì mi sono spostata verso una realtà diversa, provando per la prima volta un ambiente di lavoro aziendale: quindi ho lavorato alcuni anni presso la Zeta Service Milano e Utengas Comun Nuovo (Bg).
 
Terminata questa esperienza ed essendo anche più matura, ero pronta per affrontare ambienti di lavoro dove il prossimo diventa lo scopo della tua vita.  Ho intrapreso quindi la carriera presso diversi Reparti Ospedalieri e Centri terapeutici Socio Sanitari, ho lavorato presso Ospedali quali l’ Ospedale San Biagio Domodossola, e l’ Ospedale SS.Trinità Borgomanero (No) al Dipartimento di Patologia Clinica. Terminata l’esperienza negli Ospedali ho continuato a lavorare presso le Fondazioni tra cui la Fondazione Molina Varese e la  Fondazione Anni Sereni Treviglio (Bg). Infine prima di approdare al centro diurno di Arona, ho lavorato alcuni anni anche presso i Servizi Sociali del Verbano Verbania e di Cusio Omegna (Vb).

Un progetto del cuore?

Il progetto della Scuola Elementare Tozzi di Verbania è stata la mia prima opera su un esterno.
In questo progetto più di ogni altro i miei 3 cervelli (rettiliano che mette a disposizione l’intuito, limbico che processa le emozioni e cognitivo che fornisce le competenze) hanno funzionato in sinergia.
Io penso di aver iniziato a progettare questa scuola all’età di 4/5 anni quando, guardando i suoi tristi muri scrostati di colore beige, mi ritrovavo senza rendermene conto a pensarla tutta colorata. Questi sono gli obiettivi che mi hanno guidata nel progetto:

  • Rendere la struttura rappresentativa della sua funzione di edificio scolastico, tenendo conto della localizzazione urbana, dell’epoca della costruzione, della struttura architettonica e dei cromatismi presenti nel contesto ambientale
  • Permettere di sperimentare ai bambini di fascia 6-11 anni e ai loro familiari immediate sensazioni empatiche di attenzione, accoglienza, appartenenza, fiducia e protezione, attraverso elementi percettivi di semplice lettura
  • Fornire riferimenti spaziali che orientino e rassicurino
  • Conferire alla struttura un aspetto accattivante, ma nello stesso tempo ordinato, che stimoli e sostenga l’impegno scolastico dei bambini e che rinnovi le motivazioni degli Insegnanti e del Personale non docente, a prevenzione di burnout
  • Creare un’atmosfera percettiva suggestiva che resti impressa nella memoria dei bambini come ricchezza di vita
  • Trasmettere alle nuove generazioni il valore di un pensiero progettuale adulto che derivi da un’attenta lettura dei loro bisogni
  • Ultimo, ma non ultimo, valorizzare l’aspetto puramente estetico, fonte da sempre per tutti gli esseri umani di meritata gioia e piacere

 

La spiegazione del progetto invece è questa:
Il gioco cromatico del rosso corallo e del salmone rende identificabile l’ingresso e permette di sottolineare, rispetto alle altre pareti della struttura, la doverosa gerarchia della zona d’accoglienza.
Il motivo cromatico, che si espande al di fuori dell’ingresso, crea un incoraggiante incentivo ad entrare.
Il beige è stato sostituito da un vibrante grigio lavanda cromatico, sul quale dare dignità ludica alle numerosissime finestre, più di 90, attraverso il rincorrersi dei colori dello spettro rosso, viola, blu, verde, giallo, arancio, e poi ancora rosso, viola.
Grande attenzione è stata posta allo studio della sequenza cromatica delle finestre per garantire la non soluzione di continuità della sequenza che “gira” tutt’intorno all’edificio come la curiosità dello scibile che intanto si ingenera.
il ritmo dei passaggi cromatici dello spettro fosse mantenuto senza salti da ognuno dei numerosi spaccati visivi.
Infine, per “verticalizzare” percettivamente la struttura che è molto tozza, sono stati usati differenti livelli di saturazione delle finestre del primo e del secondo piano, più saturo sotto e più leggero sopra.

… e infine il suo colore preferito e quello che non userebbe mai per casa sua … e perché?

Non userei mai per casa mia tutte le tinte intorno ai colori mattone/marrone perché mi sembrerebbe un’occasione persa di trasmettere emozioni: quel rosso stroncato che vedo dentro quella gamma di tinte proprio non mi emoziona!
Il mio colore preferito è il viola in tutte le sue saturazioni, in particolare quelle che tendono al lilla perché trovo intrigante il mix di rosso e blu, di energia e quiete; insomma lo trovo un colore in continua tensione, ma contemporaneamente equilibrato dal quale mi sento ben rappresentata.


Un sogno che diventa realtà

A volte la realtà supera i sogni.
In questi anni ho creato e visto realizzare tanti miei progetti di ospedali, scuole e uffici pubblici, ma  Giovedì 12 marzo 2015 con il progetto “Let’s Colour IN Arona - AkzoNobel Sikkens”  il mio sogno di bambina è diventato realtà in una forma davvero completa. Entrata nel centro Diurno per Disabili di Arona che avevo progettato, tracciate le ultime campiture sulle bianche pareti, ho chiuso gli occhi. Quando dopo poco li ho riaperti, come per magia, tutto era già era trasformato: non solo le scialbe pareti in lilla, ottanio, verde germoglio …, ma anche tutte le differenze non più presenti tra le persone coinvolte, manager, ragazzi del Brum, amministratori, operatori, politici.
Ho visto i valori in cui credo materializzarsi in uno scambio alla pari di tempo, sguardi, emozioni, passioni, sorrisi e soddisfazioni.
 “Let’s Colour IN Arona - AkzoNobel Sikkens”  per questo progetto ha regalato prodotti vernicianti e mano d’opera, ma sopratutto la realizzazione del mio sogno di bambina, futura color designer.


Let’s Colour IN Arona, un evento promosso dal Comune di Arona. AkzoNobel con Sikkens colora il Centro Diurno Brum di Arona.
 

Per sapere di più sulle soluzioni cromatiche personalizzate per gli ambienti di vita visita http://www.colorindaco.it/

 

 

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