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Per il celebre Rijksmuseum di Amsterdam, la risposta è stata il frutto di dieci anni di lavoro, durante i quali anche Sikkens è stata chiamata a offrire il suo contributo.

TESTO di David Lichtneker – tratto da A Magazine n.15/2013.

Foto di: Jannes Linders

La sensazione è nota a tutti. Siamo in vacanza e vogliamo visitare un luogo o un edificio che sognavamo di vedere da anni. Ebbene, giunti alla meta fatidica, questa è chiusa oppure totalmente coperta dalle impalcature. Non avremmo potuto scegliere un momento peggiore...

Un'esperienza a dir poco disdicevole che ben conosceranno anche quanti si sono recati in visita ad Amsterdam negli ultimi dieci anni. Perché durante tale lasso temporale uno dei più importanti punti di interesse della capitale dei Paesi Bassi è stato interessato da un massiccio progetto di restauro. Il Rijksmuseum, nel quale è custodito il dipinto "La ronda di notte" di Rembrandt, è stato protagonista di una delle più imponenti trasformazioni mai effettuate su un museo.

Un restauro “chirurgico”

L'inizio dei lavori risale al 2004 e, pur essendo sempre rimasto aperto, diverse parti dell'edificio storico e una grande porzione delle sue più celebri collezioni non erano più accessibili al pubblico. La svolta è arrivata a metà aprile 2013, quando il museo in veste totalmente rinnovata ha finalmente riaperto le sue porte con una cerimonia in grande stile. L'evento ha segnato il punto di approdo di un percorso durato dieci lunghi anni, che ha richiesto il fedele ripristino di alcune verniciature originali nonché le ispezioni degli interni affinché risultassero maggiormente in linea con le modalità secondo cui l'architetto Pierre Cuypers aveva progettato la struttura originaria, aperta nel 1885. 

Secondo il direttore generale Wim Pijbes, il Rijksmuseum, ora totalmente aperto e radicalmente trasformato, è più consono ai tempi moderni; questo era il suo più grande desiderio sin da quando ha assunto questo incarico nel 2008.

Quando sono arrivato, la mia parola d'ordine è sempre stata: aprire! Aprire l'edificio al termine del progetto di rinnovo, aprire le collezioni per metterle a disposizione dell'umanità tramite Internet o prestandole ad altri musei nel mondo, aprire l'istituzione per interfacciarci al meglio con altre realtà. In certi momenti è stato perfino logorante, perché i lavori hanno subito svariati ritardi, ma ora sembra quasi un sogno che tutto sia terminato al meglio! Un particolare ringraziamento, unito ad una punta di orgoglio, va rivolto ai 440 membri dello staff, perché questo è il frutto di un lavoro condiviso".

Antico e moderno: l’equilibrio ritrovato

Con le sue 80 gallerie, 6.500 dipinti, 150.000 fotografie e 700.000 opere su carta, la collezione del Rijksmuseum è, a dir poco, enorme. Vengono raccontati 800 anni di arte e storia dei Paesi Bassi, partendo dal medioevo per arrivare ai giorni nostri, attraverso capolavori firmati da grandi artisti quali Rembrandt, Johannes Vermeer, Frans Hals, Jan Steen. Ma la vera perla preziosa, quella che Pijbes definisce "la nostra Monnalisa" è "La ronda di notte". Negli ultimi dieci anni, questo dipinto è stato custodito in una galleria temporanea, ma oggi è tornato alla sua destinazione originaria nel cuore dell'edificio. Oltre ad essere l'ultimo pezzo ripristinato, è l'unica opera d'arte ad aver conservato la sua antica postazione. Tutto il resto è stato trasferito in una parte diversa del museo.

Decidere le destinazioni di ciascun pezzo è stata una delle tante sfide affrontate da Pijbes e dal suo team durante i lavori di restauro. Tra i problemi principali vi era rispondere adeguatamente alle necessità del 21° secolo pur conservando quel tipico profumo di eredità e profonda importanza storica, caratteristiche tipiche di qualsiasi museo.

Abbiamo adottato un approccio analogo a quello utilizzato per il Louvre di Parigi”, spiega. “Durante la ristrutturazione, sono state costruite piramidi in vetro ma senza creare un Louvre del 20° secolo; si è invece riusciti a fondere il vecchio con il nuovo per giungere ad una reciproca integrazione. Noi abbiamo quindi operato allo stesso modo. Oggi è possibile ammirare un edificio neo-gotico all'esterno mentre già l'atrio di ingresso è completamente nuovo. Rimane comunque possibile ammirare l'edificio originale lungo tutta l'area perimetrale. Ecco quindi che il "look" consiste in una armoniosa fusione tra 21° secolo e 19° secolo, con un risultato assolutamente perfetto”.

Sikkens: l’arte del colore

L'equilibrio ottenuto è particolarmente dovuto alla decisione, secondo la proposta dallo stesso Pijbes, di “rinnovare rispettando le intenzioni di Cuypers”. In sostanza, questo ha richiesto la composizione di una palette di colori che corrispondessero quanto più possibile a quelli selezionati originariamente dall'architetto nel 1880, oltre a reintrodurre aspetti cruciali della disposizione interna. Per ottenere aiuto con i colori, la direzione si è rivolta al marchio Sikkens di AkzoNobel. Una volta analizzati i campioni delle vernici originali sulle corrispondenze tra colori, gli esperti Sikkens  hanno riprodotto oltre 60 dei 1885 colori autentici utilizzati da Cuypers, uniti poi a otto colori completamente nuovi. AkzoNobel ha inoltre ottenuto l'incarico ufficiale per la fornitura di tutte le vernici e prodotti decorativi utilizzati per il restauro del Rijksmuseum, con oltre 8.000 litri di vernici Sikkens utilizzate nell'intero edificio, sia all'interno sia all'esterno.

Naturalmente, la speranza ora è che un gran numero di visitatori inizi a frequentare il museo. Prima di avviare le opere di trasformazione, il Rijksmuseum era meta di oltre 1,4 milioni di visitatori ogni anno. Pijbes prevede che tale cifra potrà aumentare fino a 1,7 a seguito della riapertura, ma spera di poter avvicinarsi addirittura ai due milioni.

Il fascino dell’autenticità

Tali considerazioni pongono una questione interessante: perché i musei sono in grado di perdurare nel tempo? In questa epoca, ubriaca di gadget e tecnologia, perché i musei riescono ancora a catturare l'attenzione di tanti?

Siamo autentici, possediamo qualcosa di reale", suggerisce Pijbes. “Tanto più le persone sono immerse tra i propri gadget, schermi e realtà virtuali, quanto più apprezzano ciò che è reale. Basti pensare a come oggi ci si sentirebbe nel ricevere una lettera scritta a mano e recapitata nella buca delle lettere di casa. Il contatto personale viene valutato ed apprezzato molto di più e i musei sono in grado di offrire tale autenticità".

Questo è un punto sul quale è impossibile controbattere. Basta dare un'occhiata all’enorme quantità di incredibili opere in mostra per rendersi conto che Pijbes ha fatto centro. "La Ronda di notte" è un dipinto dalle dimensioni abbastanza grandi, ma il fatto che gran parte della collezione venga riunita per la prima volta dopo dieci anni (numerose opere erano state prestate ad altre istituzioni) susciterà sicuramente grande attenzione. La collezione è stata inoltre ampliata ed arricchita con nuove acquisizioni, mentre le opere conservate in magazzino sono state restaurate e reinserite nella mostra. Inoltre, per la prima volta nella storia la biblioteca è ora aperta ai visitatori.

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Ritratto di Maga Magò
Un'operazione di riqualifica e valorizzazione del patrimonio artistico che dovrebbe essere attuata anche in molti musei italiani!