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Intervista a Luigi Patitucci, autore de “La donna è mobile”.


LaDonnaèMobile. Si. La Donna è mobile. Forse troppo, mobile. Sembra essere questa, al primo acchito, la fotografia che riguarda soprattutto le più giovani, catturate in preda ad un'ansia permanente che pervade l'intero sistema di vita e l'ambiente che le circonda, sostenuto tutto da un unico irrinunciabile e devastante slogan, continuamente gridato a squarciagola: fare tutto!
Il titolo è scritto tutto attaccato. Forte. Sicuro. Aggressivo e indelebile.

Perché spesso le donne, per poter ottenere credibilità ed affidabilità, nel vasto panorama delle professionalità oggi riconosciute, hanno bisogno di dover mostrare i muscoli a tutti i costi, e digrignare i denti. Una pessima abitudine alimentata e coltivata dagli uomini, nel corso della loro mascolina storia, persino con enorme accanimento terapeutico, in ossequio ad una obsoleta ed ormai inqualificabile eredità culturale che vedeva la figura carismatica del grande sognatore, il guru, il genio creativo ed artistico, relegando i contributi espressivi femminili in secondo piano.

Lei nasce come ingegnere; come si è avvicinato al mondo del design?

Diciamo che sono nato con il mondo del design attorno. Infatti mio padre lavorava in FIAT, un’ azienda che in quegli anni era piuttosto all’avanguardia nel mondo della produzione industriale e dei servizi ad essa connessi. Inoltre lui era pilota di granturismo e, l’aver vissuto fin da bambino a stretto contatto con quel mondo, circondato da quelle belle carrozzerie dai colori spesso forzati, amplificati quasi al limite del kitsch, ha esercitato su di me una implacabile seduzione.
Poi è arrivata l’esperienza della Fontana di Trevi. Avevo circa sei anni e mi trovavo per la prima volta a Roma, di fronte a quella cosa che, al tempo stesso era una architettura, una piazza, una fontana, una scultura, una meravigliosa , stupefacente ed ammaliante scena. Uno spettacolo perpetuo, e tante altre cose ancora, che hanno esercitato su di me un fascino roboante ed estremamente erotizzante.

E come si vede oggi rispetto al bambino della Fontana di Trevi?

Si, se io dovessi descrivere me stesso, potrei dirvi che sono proprio come quella fontana. Dopo il diploma in Arti Applicate, a sedici anni lavoravo già come Grafic ed Interior designer per molti miei amici. Votato per gli studi d’architettura, la deriva Ingegneristica è stata una reazione al postmodernismo imperante di quegli anni ed alle sue stringenti, soffocanti, spire, imposto nelle facoltà di architettura in quel momento storico. Provengo da una educazione modernista …la pianta libera ecc. L’aver frequentato le Corbusier, F.L.Wrigth, Mies, a quattordici anni, ti pone poi in una condizione di eversione nei confronti delle ennesime mode della ribalta accademica.

Parlando di design, lei ha affrontato il tema molto attuale del ruolo della donna nel design, e ha pubblicato lo scorso anno un volume dal titolo “La donna è mobile”. Come lo definirebbe?

Necessario, sfrontato, giocoso.  Ma è solo il punto di vista di un uomo che non sarà mai in grado di spiegare pienamente tutto il potenziale contenuto nelle fisionomie genetiche dell’essere donna.
Possiamo considerarlo come una sorta di libero inventario che racconta l’evoluzione del modus operandi di numerose protagoniste nel corso di due millenni, su argomenti di ambiti applicativi e espressivi in cui le donne sono coinvolte, e che condurrà il lettore attraverso le discipline dell’arte, dell’architettura, del design e della comunicazione, come in un morbido e segreto sogno.

Il libro è un atto politico. Perché le donne cercano di rovesciare i luoghi comuni attraverso un’operazione che pone al centro ciò che è marginale, femminile, popolare. Reinventando così il ruolo del designer e il suo lavoro.

Come nasce l’idea di dedicare un intero libro alle grandi donne del design?

Ogni giorno, da sempre, per quanto io ricordi, mi innamoro di una nuova traiettoria di ricerca. Poi di sviluppo. La voglia, è venuta pian piano, crescendo sempre più dentro di me, in maniera esponenziale, in un silenzio intimo e segreto, che però ha generato una energia ed una carica smisurata nei confronti della operazione , inevitabile a mio avviso, di messa in luce di tutta una serie di enormi personalità femminili, che hanno fatto la storia del design a pieno titolo e della restituzione di tutta una serie di verità storiche in essa contenute. In quel momento, leggevo l’autobiografia di Charlotte Perriand (“Io Charlotte, tra Le Corbusier Leger e Janneret”, NdA) e, consapevole delle grandi rivoluzioni operate da questa strepitosa Signora del design nel nostro afasico modus vivendi, ne divenivo sempre più, giorno dopo giorno, complice della sua energia incontenibile , specie nei confronti della dimensione legata alla trasmissione ed alla veicolazione, in ambito universale ( lì sta la grandezza del design!,) di tutta una costellazione di nuove idee, nuove soluzioni vitali, legate ad uno sviluppo benefico della nostra esistenza. Ad un certo punto, la attivazione di una precisa traiettoria di ricerca e di un progetto editoriale, mi è sembrata condizione irrinunciabile.

Quale figura femminile l’ha affascinata maggiormente?

Mi affascinano tutte, ovvio. Un po’ come accadeva a Fellini, a Picasso, non mi innamoro di una donna in particolare, ma della Donna in quanto tale. E’ una questione di carattere, esuberanza e personalità. Sono cresciuto con una madre dalla spiccata matrice eversiva, con una personalità prorompente, dunque è la passione a muovermi. Come non amare il lavoro energico, deciso, forte, ed autonomo dal punto di vista segnico, di Patricia Urquiola.

Le donne sono quindi protagoniste di una malcelata bellezza?

Non più degli uomini, la loro forza è quella che viene da modalità attuative antiche, che con presenza e frequenza costanti, hanno alla fine eroso quanto di rigido, formale e poco umano, avevano perseguito gli uomini per millenni, con caprina ostinazione.

E’ chiaro, come ho detto tante volte, che non esiste un design delle donne, una cosa del genere sarebbe triste, obsoleta, anacronistica, ma le donne hanno il merito di aver introdotto nel nostro modus vivendi tutta una serie di aggettivi che, come preziose e magiche vitamine, hanno reso la nostra vita migliore.

Biografia

Luigi  Patitucci

Artista totale, opera nei campi del design, dell’architettura, del teatro e della comunicazione, occupandosi dei problemi connessi alla ricerca, alla didattica ed alla interazione tra diverse espressioni artistiche.

Numerosi sono i suoi scritti, le produzioni in atto per molteplici aziende, le collaborazioni come design consultant  , le realizzazioni di Interior design, le partecipazioni a Saloni del Mobile ed a concorsi di design in ambito internazionale.

Gli eventi espositivi, le performance e le rappresentazioni teatrali, ospitate nelle principali città europee, sono state oggetto di particolare interesse da parte delle testate editoriali di settore e dei media in genere.

Ha fondato ohome Design Park, parco culturale, reale e virtuale (www.ohomedesignpark.it), che si occupa di produrre ed organizzare eventi legati al mondo del design, dell’architettura, dell’arte e della comunicazione in genere, operando inoltre una connessione tra il mondo della produzione industriale e quello della progettazione.

E’ docente di Materiali per il Design  presso il Corso di Laurea in Design dell’Abadir.

E' stato Visiting Critic & Professor  presso:

  •  il Politecnico di Milano–Facoltà del Design, conducendo i workshop:
    “MADe in Design.Upsidedown Marble”(2009);
    “Majolica Design as a Therapy” (2013);
  • l'Università di Palermo, al Corso di Laurea in Design nella cattedra di Materiali per il Design; 
  • l'Università di Catania–Facoltà di Architettura con sede a Siracusa nelle Cattedre di Architettura degli Interni e Teoria e Tecnica del Disegno Industriale; 
  • l’Università di Cosenza–Facoltà di Ingegneria, Corso di Design, durante le “Settimane dell’Abitare“ ;
  • la Università Kore di Enna –Facoltà di Architettura;

Dal 2005 è direttore editoriale della Collana Design Park, per i tipi della Biblioteca del Cenide, cui appartengono alcune sue opere editoriali: “e.design & light  language. Il Progetto nell’era digitale“ (2006), e “Ad Personam. Il Progetto di una vita personalizzata“ (2008). 

Per i tipi di Lettera Ventidue ha  pubblicato “laDonnaèMobile! Donne del design “ (2012).

E’ stato artefice della creazione di numerosi Design Lab, realizzando una efficace rete di relazioni di natura professionale, di ricerca e di sperimentazione, tra diverse aziende siciliane d’eccellenza ed il mondo delle giovani promesse del design contemporaneo, presenti in numerose Università italiane.

E’ membro ADI Associazione per il Disegno Industriale ,  AISD Associazione Italiana Storici del Design , e di HUB Sicilia.

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