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Di Davide Comelli, 

grafico di professione, artista per passione.

13 metri per 18, 234 metri quadrati in totale: murales di queste dimensioni non ne sono mai stati realizzati prima.

L’obiettivo è restituire identità e colore ad una zona periferica e popolare di Trieste. La scelta è caduta su un’ampia facciata del palazzo di via San Giovanni Bosco, nel quartiere Ponziana, un tempo abitato da operai dei vicini cantieri navali di San Marco, lontano dal polo di attenzione dei normali interventi di manutenzione urbana.

La zona è uno dei più antichi esperimenti di edilizia popolare del capoluogo friulano e questo ha condizionato l’intero progetto. L’estrazione sociale e il ritmo di vita dei cosiddetti ‘cantierini’ erano regolati e condizionati in modo pregnante dall’attività industriale. Col tempo, la produzione navale si è spostata presso la Fincantieri di Monfalcone, e l’intero quartiere si è svuotato dell’identità che da sempre lo contraddistingueva. Lo ‘spirito del porto’ si sente però tutt’oggi, e costituisce un sedimento storico di quell’area che per tanti anni l’ha caratterizzato e alimentato. 

Un intervento di riqualificazione e integrazione con il passato

L’intervento non vuole essere un’imposizione, una mera riqualificazione estetica o autoreferenziale, ma intende integrarsi ed articolarsi come una riflessione tridimensionale fatta sul luogo e per il luogo, così da riconfermarne il forte legame con il suo passato. 

Per questo motivo Home Sweet Home è caratterizzato da un rimorchiatore volante. Bianco, per indicare lo spirito del porto e del mare che continua ad aleggiare sul quartiere. Mentre il rimorchiatore porta con sé un albero fantastico di colore blu, che suggerisce un’analogia con l’albero della nave, con l’albero della vita e anche con quello genealogico. In tutti i casi conserva comunque una continuità con la tradizione che questa strana nave porta con sé. 

Il tema leggero, i colori vivaci e lo stile illustrativo, sono le connotazioni indispensabili dell’intervento. La rappresentazione vuole essere attraente agli occhi dei numerosi bambini e trasmettere allegria ai più di 2.000 residenti del quartiere, rendendo più piacevole il rientro a casa. 

 

Il progetto: perché un murales 

La fase progettuale è stata lunga e intensa. Per arrivare all’immagine finale, abbiamo pensato di costruire fisicamente gli oggetti che costituiscono la scena, facendoli diventare parte di una sorta di teatrino. Così, nave, albero e tutti gli altri elementi sono prima stati costruiti in legno, poi colorati e quindi fotografati. L’immagine scaturita ha fornito lo spunto per il disegno preliminare, vero e proprio riferimento per il murales. 

Tutto il materiale e le varie fasi del progetto culmineranno in una mostra specifica. I cittadini avranno così la possibilità di comprendere le riflessioni e le idee dietro alla realizzazione dell’intervento pubblico, dal lavoro di ricerca alle fasi di preparazione che lo hanno anticipato.

Ho sempre creduto fortemente che l’idea e le intenzioni che stanno alla base di alcuni murales possano sposarsi con esigenze di estetica urbana. Vivendo e lavorando all’estero mi sono accorto che spesso si stabiliscono le condizioni per un dialogo produttivo tra istituzioni e chi ama dipingere muri. La storia dei murales è, anche per motivi tecnici, legata all’invenzione dei colori acrilici che hanno fornito i necessari strumenti per disegnare grandi superfici in breve tempo. La loro comparsa risale all’inizio degli anni venti ed è legata alle esperienze maturate dal gruppo di artisti messicani quali David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e Josè Clemente Orozco. Si tratta quindi di una realtà relativamente contemporanea le cui pagine devono in parte essere ancora scritte, di un fenomeno che ha bisogno di un contesto urbano in cui collocarsi e con cui dialogare. Questo prevede inevitabilmente che chi abita questo contesto ne diventi involontariamente l’attore e il pubblico al tempo stesso. 

L’atteggiamento da parte delle istituzioni, dei privati e dell’informazione pubblica ha creato le condizioni che hanno permesso e favorito l’evoluzione o la demonizzazione del “fenomeno” murales. Un dialogo costruttivo tra queste parti ha portato, col tempo, a soluzioni di arredo urbano piacevoli e, nel migliore dei casi, ha permesso la vera e propria riqualificazione di aree degradate, aiutando concretamente a migliorare la qualità di vita di chi ne beneficia. 

Ciclo Sikkens

Considerata l’imponenza di Home Sweet Home, è stata di fondamentale importanza la sinergia tra i soggetti coinvolti senza la quale sarebbe stato ancora più difficile realizzare il progetto. La disponibilità di un partner come Sikkens a fornire materiali necessari anche alla riqualificazione della facciata ha costituito un importante elemento di successo. Le superfici di supporto sono state idropulite e le crepe sigillate per scongiurare possibili infiltrazioni. Alpha Grond è servito per la base e ha garantito una completa isolazione della superficie creando le condizioni ideali per la preparazione delle basi colorate. In successione quindi Alpha BL Top Farbe, in grado di conservare in modo eccezionale la brillantezza dei pigmenti e garantirne una lunga durata. Per i soggetti e i dettagli è stato invece applicato Alpha BL Top Mat, un ottimo prodotto per esterno che permette, grazie alla sua base resistente e trasparente, di conservare meglio la lucentezza delle tinte. Sikkens ci ha supportato anche con una costante consulenza tecnica. Questa preziosa collaborazione ha garantito le condizioni per poter aprire un tavolo di discussione credibile e professionale con il Comune di Trieste e l’Ater -Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale-, Enti con i quali sono stati definiti i contenuti e le condizioni dell’operazione e che hanno supportato l’intervento e l’iter necessario, sposandone in pieno finalità e obiettivi nell’ambito dei progetti ‘Trieste Città delle persone’ e ‘Trieste più bella, moderna e vivibile’ attraverso i quali l’Amministrazione comunale ha attivato un programma di riqualificazione dei rioni cittadini ed evidenzia la volontà di considerare sempre di più il Cittadino e le sue necessità come il fulcro della politica locale. 

Credo fortemente nell’importanza dell’intervento pubblico e del valore aggiunto dei murales, anzi ritengo siano necessari. Non solo per contrastare un grigiore diffuso che corrode e ingurgita le nostre città in generale e gli spazi pubblici, in particolare. Forse in quest’ultimo caso in modo meno evidente e quindi ancora più subdolo, riesce ad impossessarsi di quelli che sono luoghi di scambio per definizione. 

Ecco allora che interventi di questo tipo, legandosi fortemente al territorio, possono aiutare a contrastare l’anonimato che rischia di fagocitare le periferie riportando lo spazio pubblico, nel bene e nel male, a quel dibattito che lo ha sempre animato e contraddistinto.

Ringraziamenti:

  • Nevio Maurovic, Sandro Klemen, Eugenio Ciardullo, Francesco Di Stefano, Melita Ockerl e Andrea Godnich.
  • Monica Ghiretti, Microarea di Ponziana.

Tutte queste persone hanno contribuito alla realizzazione di Home Sweet Home.

 

Link utili: http://ct.moreover.com/?a=19218298814&p=ji&v=1&x=fDxacbRNEjqkbsg972iC4g

Galleria immagini: 
Riqualificazione Palazzo di via San Giovanni Bosco (Trieste)
Riqualificazione Palazzo di via San Giovanni Bosco (Trieste)
Riqualificazione Palazzo di via San Giovanni Bosco (Trieste)
Riqualificazione Palazzo di via San Giovanni Bosco (Trieste)
Riqualificazione Palazzo di via San Giovanni Bosco (Trieste)
Riqualificazione Palazzo di via San Giovanni Bosco (Trieste)
Crediti: 

Davide Comelli chromosomestudio.com, grafico di professione, artista per passione.
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/SikkensItalia#!/chromosomestudio 

Giuliano Comelli, ex insegnante presso l’Istituto d’Arte di Trieste.

Francesco Patat, artista di Gemona (UD).

Associazione Quei Bravi Ragazzi

Luca Petrinka be360images.com, fotografo freelance con esperienza internazionale.

Andrea Dapretto, Assessore al Demanio e ai Lavori Pubblici del Comune di Trieste.

Franco Miracco, ex Assessore alla cultura.

Giovanni Barbo, consigliere comunale.

Dottor Enrico Conte.

Ing. Fulvio Capovilla, direttore all’ufficio manutenzione, Ater di Trieste.

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