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"Ora l’inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole”. Sì, è stato un inverno di scontenti. Sarà stato l’andamento incolore della nostra politica, sarà il rosso dei conti delle famiglie italiane, sarà l’umore grigio che ha animato i mesi più freddi, è certo che molti di noi non vedevano l’ora che spuntasse di nuovo il sole.

E sarà per forza una meravigliosa estate. Perché per un attimo (e succede sempre così), tutti noi dimenticheremo i colori che anneriscono le nostre giornate per lasciare spazio solo all’azzurro che, consciamente e inconsciamente, dipinge la nostra anima. Saranno proprio le olimpiadi e gli europei di calcio a rimettere tutte le cose al loro posto.

Il "talento" azzurro

Noi abbiamo ben altro a cui dedicarci, un’estate all’insegna dell’azzurro. Il cielo sarà di un azzurro intenso anche durante un temporale estivo, il mare sarà il più azzurro mai visto prima, da far invidia alle Canarie e frotte di principi azzurri invaderanno le strade per pavoneggiare tra cenerentole in costume azzurro e ci ritroveremo a cantare a squarcia gola “Azzurro, il pomeriggio è troppo Azzurro...”. Perché l’azzurro delle nostre giornate nasce da dentro e non importa cosa escogiteranno per distruggerci il sogno, non c’è incubo che possa adombrare quest’estate. Questo perché non parliamo di un campionato di calcio dove i colori si susseguono negli anni, senza badare troppo alle mode, il blu-nero lascia il posto al rosso-nero, che a sua volta cede al bianco-nero. Non stiamo parlando di colori che piacciono quasi esclusivamente agli uomini e che le donne sopportano a malapena. No, parliamo di un fenomeno che accade ogni due anni. Quando le piazze sono invase da tifosi di ambo i sessi che hanno il tricolore stampato in faccia e l’azzurro sul resto del corpo. Tifosi che soffrono e gridano “che sfortuna!” dopo che la palla, infelice, cozza contro la traversa. Persone che si meravigliano davanti a una ragazzina che a solo 15 anni piroetta leggera in pedana. Operai che faticano e sudano più che al lavoro, davanti a una ragazzona bionda che batte ogni record in piscina fra una crisi asmatica e una di panico. Questo perché tutti loro hanno qualcosa in comune hanno l’azzurro tatuato addosso nella divisa e nello spirito.

E noi ci siamo innamorati di quel colore prima del nostro principe o principessa, prima ancora di tutto il resto. Perché quello che viviamo, quello che vediamo è un italiano che è riuscito in qualcosa, è uno come noi, un azzurro. Uno del nostro paese, un paese esasperante, fastidioso, il più delle volte separato da una incredibile quantità di emozioni e sentimenti contrapposti. Un paese che dovrebbe fare molto di più, che non si applica abbastanza nonostante il talento, come diceva la mia maestra ai colloqui. Un Paese difficile, più volte sull’orlo del baratro, ma poi succede che qualcuno grida “Gol!!!” o “E andiamo a vincere!!!” fino a perdere la voce e allora tutti noi ci destiamo, attirati come nel mito di Persefone da un irresistibile giacinto azzurro profumato, finiamo per lasciarci andare all’idea che il cielo è sempre più azzurro. Che il temporale è passato. Già, un giacinto azzurro profumato, speriamo che per noi sia profumo di vittoria.

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