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«Credo che lo stadio sia oggi un simbolo della civitas. In passato lo sono stati il municipio, la sala dei congressi, la biblioteca, il museo; adesso il simbolo della città è lo stadio. Esprime una grande carica di energia».

Con queste parole l’architetto Peter Eisenman evidenzia come stia cambiando il ruolo della tipologia “Stadio” (ma anche l’impianto sportivo in genere) all’interno del processo evolutivo della città contemporanea. La crescita urbana punta oggi alla ricerca – o alla riscoperta – di nuovi e diversi centri di attrazione, di luoghi mutevoli e non statici, capaci di offrire contemporaneamente una molteplicità di eventi e di servizi. Per soddisfare gli interessi e le esigenze di un gran numero di utenti tra loro eterogenei. Gli impianti sportivi saranno, in un imminente futuro in Italia, gli interpreti principali di tale trasformazione.

PaintLab ha intervistato Angelo Spampinato, architetto 35enne di Catania ma cittadino del mondo impegnato in questi mesi in un progetto ambizioso a Baku in Azerbajan, dove è responsabile per l'overlay di alcuni impianti di Baku 2015 European Games tra cui il nuovo Stadio Nazionale e la National Gymnastic Arena.

Dal 2008 lavora a Londra ma non dimentica le sue origini.

"Vorrei rientrare per collaborare a un grande evento sportivo: l’Italia ha subìto troppe sconfitte nelle candidature precedenti, Olimpiadi ed Europei di calcio".
Il sogno nel cassetto? “Fare qualcosa per la mia città Catania”.

 

Catania, Londra e ora Baku. Che cosa l’ha spinta fino in Azerbajan?

La passione per lo sport e l’architettura, che convergono nell’architettura sportiva. Sin dagli anni giovanili e durante i miei studi mi sono dedicato agli impianti sportivi. Alla loro concezione, progettualità e al ruolo che svolgono all’interno delle nostre città.
A Baku stiamo lavorando ai nuovi impianti per la prima edizione degli European Games del 2015, una sorta di olimpiadi ma in versione ridotta. Saranno presenti 19 discipline sportive, con partecipanti da tutto il continente europeo.

E’ opinione condivisa che una politica di ammodernamento e ricostruzione degli stadi sia l’elemento essenziale per il rilancio del calcio e dello sport in Italia. Quanto questa potrebbe configurarsi come un’occasione di rilancio per l’Architettura nazionale e gli impianti sportivi in genere?

Dall’architettura sportiva di grande scala come gli stadi di calcio a quelli di piccola scala, come palazzetti dello sport o palestre, un rilancio sarebbe auspicabile. Sia per gli sport di alto livello che per quelli considerati “minori”.

Altri impianti sportivi sarebbero di rilancio per tutti gli sport, perché garantirebbero un maggior numero di visitatori con impianti più moderni e confortevoli, e per ammodernare strutture ormai fatiscenti e costose. A livello architettonico il settore degli stadi è una grande sfida sulla quale anche grandi firme si stanno misurando. Prima di trasferirmi a Baku, infatti, lavoravo col mio studio, AECOM Sport, al progetto di un nuovo stadio in Qatar per i Mondiali di calcio del 2022 insieme allo studio dell’architetto iraniana Zaha Hadid, una delle firme più conosciute nel panorama dell’architettura contemporanea.

Nella nuova concezione di stadio polifunzionale, come può il progettista conciliare la sperimentazione architettonica con le esigenze di aggregazione ed inclusione sociale?

Le varie parti devono essere funzionali ed integrate tra loro. Una volta in Italia gli stadi erano posti fuori dalla città e si facevano lunghi percorsi per raggiungerli, a piedi o con l’auto.

Oggi giorno gli stadi devono essere concepiti come veri e propri luoghi di incontro e aggregazione sociale. Per questo devono funzionare diversi fattori, come trasporti, sicurezza, piano economico e sociale ecc. Questa loro collocazione fisica dentro la città come parte integrante della stessa, fa si che la loro progettazione architettonica non sia standardizzata, ma rifletta piuttosto l’identità della città in cui si trovano.

Trasmettendo così un senso di appartenenza alle persone che si sentono più invogliate a visitarli. Non esiste una tipologia unica. Lo stadio deve raccontare qualcosa di se stesso e della città. Alla base ci deve essere comodità, trasporto e sicurezza. Un luogo che dialoghi con la città e sia connesso con il tessuto sociale di riferimento. Un’origine antica che risale agli stadi dell’antica Grecia.

I nuovi stadi e la sostenibilità ambientale: quali le ultime tendenze?

Il capitolo della sostenibilità è diventato prioritario nella progettazione degli stadi. Viene sempre richiesta la certificazione di sostenibilità LEEDR. Inoltre tutti gli stadi sono sottoposti alla revisione di sostenibilità ambientale che si può raggiungere in vari modi, dai più noti come il riciclo acque o l’uso di pannelli fotovoltaici per recupero energia, fino a sistemi “passivi” come l’utilizzo di fonti energetiche naturali e la ventilazione naturale (un sistema tecnologico che permette agli impianti di “respirare” autonomamente).

Occorre procedere secondo un principio di sostenibilità di tipo progettuale, pensare un impianto per un evento ma anche quello che nascerà dopo. Ci sono esempi come quello delle olimpiadi di Atene del 2004, in cui grandi impianti sono rimasti poi abbandonati. Oggi, gli impianti vengono progettati prima per la funzione che svolgeranno dopo, come è successo a Londra per le Olimpiadi del 2012.

Riprendendo ancora come esempio lo stadio di Al-Wakrah, in Qatar, quest’impianto ospiterà  40000 spettatori per la Coppa del Mondo per essere poi ridotto a 20000 unità. I rimanenti 20000 posti verranno trasformati per diventare un piccolo stadio per una nazione in via di sviluppo. In questo modo si vuole lasciare in eredità uno spazio più a dimensione umana, vicino alla sua funzione sociale, e anche magari riconfigurarne un altro per una città più bisognosa.

L’utilizzo del colore nella progettazione: più uno strumento di armonizzazione paesaggistica o più un elemento di identità del marchio?

Identità di un marchio inteso anche come elemento di aggregazione e di identità. Quindi il colore contribuisce ad un’architettura più comunicativa. Ad esempio lo stadio in Azerbajan verrà illuminato con i colori della bandiera nazionale, quindi fortemente identificante per chi si riconosce nei colori della propria nazione o del proprio club sportivo. Dal punto di vista architettonico il colore sta prendendo sempre più piede, ma dipende dal tipo di architettura. Da un lato il colore come marchio e identità, dall’altro armonizzazione con il territorio. A volte il colore può essere usato per emergere e staccarsi completamente dal contesto.

E’ una scelta anche molto personale dell’architetto.
Il colore è il primo strumento di comunicazione visiva per le indicazioni all’interno di un grande progetto. Aiuta anche in termini di sicurezza, quando parliamo di impianti con migliaia di spettatori tutto deve essere chiaro e facilmente riconoscibile settore per settore. Oltre al colore delle gradinate, dei seggiolini, un elemento questo tipico degli ultimi 10 anni. In altri stadi spesso si vedono scritte commerciali create con il colore dei seggiolini ecc.  Anche il biglietto viene personalizzato per riconoscere più facilmente il proprio posto a sedere.
Talvolta il colore può richiamare anche quello dello sponsor, anche se personalmente non mi piace molto come scelta stilistica.  


Quali sono secondo lei per tipologia di progetto, stadio di calcio o impianto polifunzionale, i colori usati principalmente per identificare il tipo di impianto sportivo?

Non c’è una casistica di colori associati alla tipologia di impianti sportivi. Forse il verde dà più l’idea del calcio, l’azzurro per un impianto di nuoto, ma non c’è uno standard. Non esiste una codifica precisa, viene tutto lasciato molto all’idea del progetto e alla sua territorialità.  

C’è un colore che non userebbe a priori?

No, punterei sulla scelta del colore ricercando il suo significato e l’identità che può dare all’elemento architettonico. Inoltre i colori, soprattutto all’interno, devono talvolta rispondere a precise norme di utilizzo. Ad esempio un’impianto per il ping-pong in cui le pareti devono essere neutre. Tutto risponde però a scelte funzionali dettate anche dalle scelte della federazione sportiva o dell’architetto.

Ci indicherebbe uno stadio da prendere come esempio da sviluppare in Italia come caratteristiche e potenzialità?

Lo Juventus Stadium, alla cui progettazione ho lavorato con lo Studio Shesa di Roma, inaugurato nel 2011. Questo stadio raggiunge parametri che si distaccano dalla media in Italia. Nel nostro paese ha pochi rivali. Gli stadi che abbiamo sono vecchi o frutto di successive modifiche, ampliamenti o adattamenti. E’ uno stadio all’avanguardia per l’Italia, e rappresenta un alto livello di standard architettonico nel panorama europeo.


Angelo Spampinato, Architetto.

Nato a Catania nel 1978, si è laureato presso l’Università Roma Tre nel 2003. A Roma ha avviato la sua esperienza professionale dedicandosi alla ricerca e alla progettazione architettonica e concentrandosi negli ultimi anni sull’approfondimento teorico e progettuale della tipologia degli stadi e degli impianti sportivi più in generale. All'attivo tanti progetti,tra cui la realizzazione del prototipo per lo stadio di Catania.

Attualmente ricopre il ruolo di Associate Director per AECOM (Londra).

Fra i progetti rilevanti si annoverano:

  • Stadio Al Wakrah (Qatar) per i Mondiali di Calcio 2022
  • Olympic Park Urban Masterplan per le XXXI Olimpiadi di Rio de Janeiro
  • National Stadium di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti)
  • Singapore National Stadium (Singapore)
  • Nuovo stadio Delle Alpi, Torino, per la Juventus FC

È autore del libro Stadi del Mondo – Sport & Architettura, pubblicato per Edizioni Gribaudo nel 2004 e tra gli autori di WorldStadiums.com, tra i più importanti siti web dedicati agli stadi.

 

 

Galleria immagini: 
Stadio Catania
Baku olympic stadium
Bari - Stadio della Vittoria
Campo Associazione Calcio Torino
Stadio Azteca di Città del Messico
Mondiali di calcio 2014: Stadio Maracanã - Rio De Janeiro
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